“Lo svizzero”

 

TPF

Lui non si muove, è fermo, inespressivo.
Io mi innervosisco, sudo, sento che comunque l’aria si fa pesante.
Assistere a un processo è così. Oltre alle leggi devi fare i conti con i sentimenti, i tuoi e di quelli di chi è in sala.
La voce può tremare anche a loro. Anche al giudice alle cui parole è appeso il destino dell’imputato.
Ma lui non si muove, per tutto il tempo è sempre stato fermo, inespressivo.

Cosimo “lo svizzero”, non è un affiliato qualunque.

Il suo nome lo deve al fatto che in Svizzera è un referente delle cosche, possiede autorità, organizza la latitanza dei boss, il supporto logistico di armi e droga. Un “tutto fare” che dirime diatribe tra clan rivali, comodo nel suo garage di Bienne.

Non ha mai avuto ambizione di fare carriera scalando i ferrei ranghi gerarchici della ‘ndrangheta. Proprio per questo è uomo fidato, sempre disposto a rendere favori. Non dice mai di no. È pacato, duro quando serve, ma sempre coerente.

“La ‘ndrangheta ha bisogno di gente così, che agisce sottotraccia e contribuisce alla potenza di fuoco dell’organizzazione criminale”. Le parole del giudice sono forti, mi rimangono impresse anche dopo la sentenza.
Proprio “sottotraccia”, nel sottobosco criminale della nazione più ricca al mondo, si tessono le tele di organizzazioni internazionali che gestiscono miliardi. Ma i tentacoli non stringono solo sul riciclaggio, ma si fanno pressanti anche laddove non ce lo si attende. “È n uomo pronto a tutto. A difendersi con la violenza contro le minacce di non si sa chi, che opera in un “milieu” criminale in piena Svizzera”, commenta ancora il giudice.

3 anni e 8 mesi di carcere che sembrano poco, ma che hanno un valore che va al di là della sentenza stessa. Una sentenza che diventerà sicuramente una pietra miliare nella storia della giurisprudenza elvetica. Perché per la prima volta sono state ritenute attendibili le dichiarazioni di due pentiti italiani. Condannati e sotto protezione in Italia. E per la prima volta queste testimonianze hanno portato ad una condanna, nel nostro paese, per organizzazione criminale.

Esco dall’aula, ripenso a quanto detto, e incrocio il suo sguardo.
Una goccia di sudore mi scende dalla fronte. Fa freddo. Ma dentro ho caldo.
Lui non si muove, è inespressivo, nonostante tutto.

 

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Ndranghetista-condannato-11145324.html

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