Un’aula vuota

 

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Sono solo.
La sala stampa del Tribunale è vuota.
Forse sono arrivato in anticipo oppure ho sbagliato giorno, mi domando. Per me è un processo atteso. Per la prima volta un pentito testimonia in video-conferenza a un procedimento penale elvetico.
“Non è mai successo”, mi confida nel corridoio il procuratore. Per la giustizia federale – penso – questa è sicuramente una tappa importante. Come mai non c’è nessuno?

Il processo, forse non è uno dei principali degli ultimi tempi, non fa i titoloni, mi dico. Sicuramente ci saranno molti altri impegni, oggi è il primo giorno di scuola. Oppure sono il solito che ingigantisce fatti che non interessano a nessuno.

Ci rifletto su. E penso che comunque il caso è importante. Le inchieste che hanno portato sino a qui hanno condannato centinaia di persone in Italia.

Ma davvero tutto questo può passare inosservato? Non è giusto che la maggior parte delle persone sia informata su come il crimine dilaga silente? Mi domando.

Durante il dibattimento mi sembra di essere in un film. Si racconta di come 7 ettari e mezzo di piantagioni di canapa sono sorvegliati da uomini armati, non in Colombia, ma nel Canton Berna.
Si racconta poi di come un garage di Bienne diventa il luogo deputato a risolvere problemi di varie bande criminali. Un crocevia da cui passano piccoli banditi per la compravendita di armi e dove si chiede ai rivali di appianare debiti. Diventa una sorta di Tribunale per la giustizia fai da te. Un arbitrato alternativo. Solo che qui non c’è il Cecato di Mafia Capitale, ma criminali veri. Questa è la Suburra de noantri. Nel cuore della Svizzera.

C’è silenzio. Parla solo il pentito e il giudice. A un tratto l’aula si riempie. Mi giro e vedo tanti sguardi giovani, un po’ imbarazzati. Sono gli occhi di chi per la prima volta entra in un’aula di Tribunale. È una classe di liceo, una ventina di allievi che interrogano la docente. Lei risponde appassionata, spiega cosa sta accadendo lì. Descrive i meccanismi della giustizia e di conseguenza quelli del crimine.

Sorrido. Sono rincuorato. In fondo l’interesse, la voglia di sapere, di conoscere questi fenomeni non tramonta. Vive in questi giovani.
Sorrido. Mi sento meno solo.

 

Qui il mio servizio per il TG della RSI.

https://www.rsi.ch/news/mondo/Pentito-di-%E2%80%98ndrangheta-a-Bellinzona-10834799.html

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