Oman: la Svizzera del Medio Oriente

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“Qui la criminalità non esiste, non ci sono né scontri, né guerre da 40 anni, finché c’è il sultano c’è pace”, così ci spiega Talal la nostra guida, durante la visita alla moschea di Salalah, capitale del Dhofar, regione a sud del paese. L’Oman, che grazie alla sua neutralità viene chiamato anche “la Svizzera del Medio Oriente”, è una nazione fantastica baciata dal mare, ma con un affascinante entroterra desertico. Si affaccia sulle coste del sud-est della penisola arabica. Qui l’Islam è moderato, anche se per gli Occidentali suscita scalpore vedere che la maggior parte delle donne indossi il niqab. La corrente è quella Ibadita, una costola del Sunnismo, distinta da quella Sciita. Una terza via tra le due che non preclude di avere buoni rapporti sia con l’Iran (sciita) che con la vicina Arabia Saudita (sunnita). Anche questa particolarità religiosa è espressione della volontà del sultano di restare fuori dagli scontri geopolitici dei paesi del Golfo. Il sultano si chiama Qaboos bin Said al-Said, il classico arabo che ti aspetti: barba curata, baffi bianchi e turbante. Si fa la sua conoscenza non appena si arriva all’aeroporto: ritratti e gigantografie sono ovunque. “Si racconta – ci dice ancora Talal – che negli anni passati fuori dalla sua casa di vacanza, gettava banconote alla folla”. Ora si è ritirato a vita più riservata a causa della sua malattia. Nel 2014 si fece curare un cancro in Germania.

L’Oman, la cui capitale è Muscat, conta circa 4 milioni e mezzo di abitanti, quasi 800 mila sono lavoratori del Bangladesh, molti anche i filippini e gli indiani che fanno i lavori più umili. Ha una superficie poco più grande dell’Italia, quattro quinti ricoperta da deserto, il resto da montagne alte fino a 2000 metri. La sua economia è basata su petrolio e gas naturale, circa l’80% delle casse nazionali. È il 24esimo paese nella classifica dei produttori di oro nero. Negli ultimi anni però la volontà del sultano è quella di diversificare il mercato lanciandosi nel turismo prima che il greggio scarseggi. Dopo che Qaboos andò al potere grazie all’aiuto dei britannici nel 1970 (quando destituì il padre), il paese si riunificò e si pacificò. Anche durante le primavere arabe del 2011, l’Oman fu solo sfiorato dalle proteste. La vicinanza con lo Yemen colpito dalle bombe saudite non fa paura. Anche perché gli scontri distano più di 800 chilometri dal confine. La questione è ora sapere chi sarà il successore del sultano visto che Qaboos non ha figli. Un famigliare sembra tuttavia sia già stato prescelto, anche se per ora rimane un segreto.

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La ricchezza dei petrodollari si fa sentire nella vita quotidiana. Le infrastrutture sono moderne, tanto quanto le strade. La sanità, di livello europeo, viene concessa con l’acquisto di un patentino annuale di 2 euro. I giovani che vogliono creare famiglia (o le donne divorziate) vengono ricompensati con terreni dove possono costruirci casa. Gli studi sono gratuiti fino al secondo grado e per i migliori studenti sono pagate le migliori accademie all’estero.

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In Oman c’è anche una conoscenza della Svizzera e del Ticino. Infatti uno dei complessi più importanti del Dhofar è di proprietà della famiglia dell’imprenditore egiziano Sawiris, conosciuto alla nostre latitudini per i progetti di Andermatt. L’albergo cinque stelle, un vero e proprio villaggio in stile arabo che ospita 500 stanze e con tanto di canali d’acqua marina, è stato costruito nel 2014. Davanti a sé una chilometrica spiaggia bianca, per chi ha fortuna (e noi l’abbiamo avuta due volte) si possono vedere i delfini a pochi metri da riva. In estate quando la capitale della regione Salalah – che significa città in pianura tra due montagne – viene bagnata dalle piogge si popola di turisti proveniente dall’Arabia Saudita. Infatti qui nel periodo dei monsoni, che va da maggio a settembre, le temperature sono più sopportabili. Nel resto del paese si toccano sino i 50 gradi.

Il viaggio continua. Una tappa obbligatoria è sicuramente quella tra le affascinante dune e oasi. Essere catapultati nel Rubʿ al-Khālī, il “Quarto vuoto” che con i suoi 650.000 chilometri quadrati è il secondo deserto più grande al mondo dopo il Sahara, lascia senza fiato. La strada (circa 150 chilometri di sterrato) che percorriamo su sfavillanti 4×4 per arrivare al campo “Wuesten del Dhofar” era sino al Medioevo la vecchia via dell’incenso. Il paese è sempre stato una delle regioni più feconde di questa pianta. E tutt’oggi è uno dei produttori maggiori al mondo. Da qui nel passato la resina dalle esalazioni profumate partiva per l’Occidente via terra, trasportata attraverso il vasto “mare di sabbia” da beduini grazie alla loro “nave del deserto”: il cammello. Il fascino è ovunque e lo sguardo si perde. Ammirare le stelle nell’infinita distesa di sabbia ocra, fine come farina, oltre che rilassante è una pratica purificatrice per l’anima. Come chiosava lo scrittore Erri De Luca, “non c’è niente di più bello di abituarsi al deserto, che è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo senza l’ombra di un muro, di un recinto”. In altre parole in libertà.

(Articolo pubblicato su Ticino 7 – 2017 – no° 9)

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