I misteri del Ticino

Alla riscoperta di un territorio nascosto. Menhir, punti energetici e ritrovamenti di altre empoche.

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Il menhir di Lelgio – “Balena Bianca” (27.12.2016)

 

Al tatto, passandoci sopra la mano, si può percepire la sua perfezione. La superficie è liscia, levigata, priva di smussature. Allo sguardo sembra un grosso pesce dal colore grigio chiaro. Chi lo vede non può non notare la sua purezza. Sta lì adagiato a terra da oltre quattro mila anni. Per via dei suoi lineamenti lo chiamano la “Balena bianca”. Riposa su un prato ai piedi del Monte Bar, che dall’alto dei suoi 1600 metri di altitudine scruta ieratico il golfo del Ceresio. La val Capriasca è piena di misteri e ritrovamenti eccezionali, ma questo è senz’altro uno dei più incredibili.

Molto spesso mi capita da casa mia, in centro a Lugano, di alzare gli occhi al cielo e guardare in direzione nord. Ed è sotto quella vetta delle prealpi ticinesi che l’ottantacinquenne Pepi Schnyder, ex-banchiere in pensione con la passione dell’archeologia rupestre, ha fatto l’eccezionale scoperta. Io lo incontro a casa sua a Paradiso. Entrare nel suo appartamento è come fare un viaggio nel tempo. Molti i cimeli raccolti in tutto il mondo che narrano di epoche antiche. Ed è lì che ci racconta con dovizia di particolari quegli istanti carichi di emozioni. “Era l’agosto del 2010, come al mio solito, ero per sentieri sulle tracce della civiltà del medio-bronzo”. Pepi stava camminando sopra Lelgio in direzione di Gola di Lago, a una altitudine di 900-1000 metri quando, grazie al suo sentore e alla sua esperienza, in un pratone vicino a una cappelletta ha riconosciuto alcune pietre a forma di cerchio. “Ho subito capito: avevo trovato qualcosa di raro” ci dice. Quelli che per i più potevano essere massi posti a casaccio o trasportati dalle forze del ghiacciaio, erano in realtà opera dell’uomo. Una realtà di epoche antiche. Si trattava infatti di un vero e proprio luogo di culto del passato, chiamato cromlech. Letteralmente “pietre curvate”, un insieme di monumenti monolitici circolari. Uno dei più conosciuti al mondo è ad esempio Stonehenge, a sud-ovest di Londra in Gran Bretagna. Non certo della stessa grandezza e importanza dei massi di Lelgio, tuttavia ci confida Pepi: “quella è stata una delle scoperte più sensazionali della mia vita, ma in cuor mio ero certo che non sarebbe finita lì”.

Il giorno dopo, non contento del primo ritrovamento, Pepi Schnyder torna sulle sue tracce. “Non ho dormito nemmeno un minuto quella notte, ero insonne, sapevo che c’era dell’altro”. Infatti, poco più in là, in un fosso, la grande scoperta. Nascosta lo aspettava la “Balena bianca”. Un megalite dal peso di circa 6 tonnellate e lungo oltre 4 metri. Se eretto rappresenterebbe uno dei più grandi menhir della Svizzera. Schnyder dopo vari studi misura l’allineamento delle pietre e rileva una gradazione ben precisa: i massi sono posti rispetto al piano terrestre all’azimut di 31 gradi, esattamente come al parco dei megaliti di Falera tra Laax e Flims, nel canton Grigioni. Un comune denominatore dal valore inestimabile poiché, seppur distanti chilometri l’uno dall’altro, entrambi hanno un medesimo orientamento astronomico che punta verso la costellazione di Cassiopea. Non una coincidenza, visto che proprio quella costellazione serviva alle civiltà antiche come indicatore del tempo siderale, ovvero il tempo che impiega la Terra a compiere un giro completo rispetto alle stelle. In primavera le popolazioni celtiche dei Leponzi (o Leponti), che popolarono le prealpi ticinesi dal I° millennio a.C. al 15 a.C., come altre iniziavano la semina proprio quando il sasso era allineato a Cassiopea.

Questa civiltà è strettamente legata ai massi coppellari (ossia pietre con incisioni antropomorfe o a forma di coppa) e ai menhir: veri e propri luoghi di culto solari che narrano di divinità, miti e leggende. Questi lunghi sassi verticali (l’origine del nome è in bretone e deriva dalle parole meh- e -hir; che significano appunto sassi lunghi), sono stati eretti in periodi differenti nel corso della cultura megalitica diffusa in Europa e in tutto il mondo. Presenze di civiltà monolitiche si trovano infatti in Siberia, così come sull’isola di Pasqua. Il Ticino è un territorio colmo della loro presenza. Massi, con incisioni di ogni genere sono disseminati dalla Leventina al Mendrisiotto e sono posti nelle zone dove secondo gli antichi confluivano le energie della terra e del cielo. Il libro “Luoghi energetici del Ticino” di Claudio Andretta (edizioni Casagrande) che si basa sull’arte della geomanzia – in Asia anche chiamata Feng Shui – ne ha recensiti più di quattrocento. Ma in realtà sono molti di più, come spiega il maestro di Pepi, Franco Binda nel suo libro “Il mistero delle incisioni ” (Dadò editori) dove ne ha schedate oltre 700. Uno dei più grandi menhir scoperti, si trova in Val Maggia a Moghegno. È un doppio pietrone gigante con una fessura centrale. Durante il solstizio di estate il sole la attraversa perfettamente, dando per chi ha la fortuna di osservarlo, un aspetto da angelo con grosse ali. Di certo non è esclusivamente frutto della natura, vista la maestosità e la sua posizione precisa conficcata nel terreno.

 

Menhir – Canton Vaud

Tesori attorno a noi che catapultano in un vero e proprio viaggio spazio-temporale dove si stringono legami con avi e nostri antenati. Oltre al Ticino ad esserne ricca è tutta Svizzera. Non solo i ritrovamenti nei Grigioni, ma incisioni rupestri sono sparse in tutto l’arco alpino: da Zermatt alla Svizzera centrale. Nella Svizzera Romanda sono conosciuti i megaliti di Essertes-Auboranges dove è presente un menhir alto oltre 5 metri. Molti altri ritrovamenti sono stati fatti anche nei boschi fuori Zurigo. Nel comune di Forch, ad esempio, secondo gli esperti passerebbe il meridiano di Aesch, che letteralmente significa “cenere”. Un’importante linea energetica che stando agli studi del geo-biologo elvetico Blanche Merz, collega vari punti dall’Europa all’Africa. Il meridiano passa anche sul Ticino in corrispondenza con il Monte Ceneri, da qui anche l’assonanza con Aesch che vuol dire cenere. Molti altri posti in Svizzera hanno il suffisso Aesch, ad esempio il medesimo Comune nel Canton Basilea Campagna.

 

Questi luoghi energetici dal valore storico rimangono purtroppo sconosciuti per chi ci abita e ancor meno per viaggiatori ed escursionisti appassionati di montagne. Di sicuro restano molto meno noti di altre mete più valorizzate, come ad esempio la vicina Cultura dei Nuraghi in Sardegna (ad Arzachena si può vedere la Tomba dei Giganti) o dei monoliti della Corsica. Paesi lontani che hanno radici comuni. Oggi lo splendido megalite a forma di balena dorme in silenzio in Capriasca, con i suoi segreti e il suo passato celato. Ed ironia della sorte la costellazione più vicina a Cassiopea è proprio quella della Balena. “Sembra quasi – come sostiene Pepi Schnyder mentre ci mostra la sua documentata serie di foto che ha raccolto in decenni di puntigliosa ricerca – che questo immenso masso erratico voglia suggerire a chi lo vede il segreto dell’orientamento stesso del cromlech”. Un orientamento che per ora rimane ancora nascosto ai più, ma che nonostante ciò viene sussurrato all’infinito.

 

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Io e Pepi una sera di novembre ’16

 

 

(Articolo pubblicato su Ticino 7 – 13.01.2017)

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