I soldi della ‘ndrangheta nel Lugano calcio?

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Fa ancora discutere Pietro Belardelli, ex presidente del Lugano nei primi anni 2000. Lui, dopo la parentesi ticinese, aveva trascorso mesi dietro le sbarre, a Reggio Calabria, con accuse pesantissime, ma mai provate. Belardelli è stato infatti prosciolto da reato di riciclaggio e collusione con la criminalità organizzata. Oggi su il quotidiano la Repubblica a distanza di anni arrivano pesanti accuse di un pentito di mafia. Michele Amandini, boss mafioso personalmente coinvolto nel traffico d’eroina e in sequestri di persona. In stretti rapporti d’affare con Florio Fiorini, il faccendiere amico di Silvio Berlusconi, legato tramite diverse società di riciclaggio alla Svizzera, ha parlato in questi giorni ai magistrati di Reggio Calabria. E parla di una gigantesca operazione gestita dalla ‘ndrangheta e dalla mafia di New York. “Noi eravamo in contatto anche con Belardelli, presidente del Lugano calcio”. Tramite complicate operazioni finanziarie venivano – secondo il pentito – riciclati i soldi sporchi delle organizzazioni criminali. Mediante titoli americani a rischio (agganciati ai crediti dei mutui ipotecari) denominati GNMA, si fece una prima operazione di 32 milioni di dollari per finanziarie il Lugano Calcio. Soldi che provenivano dalla famosa famiglia Gambino, la più potente della mafia newyorkese. Amandini dalla metà degli anni Ottanta – come spiega ancora la Repubblica – è stato il principale consulente finanziario che ha impiantato la ndrangheta al Nord. Molti legami con il nostro paese. “Avevamo contati con alcune banche e infettavamo il mercato svizzero con titoli tossici”. Michele Amandini – prima di pentirsi perché incastrato dalle rivelazioni del pentito Saverio Morabito – era conosciuto come “picciotto di denari”. Per anni ha consigliato prima ai grandi imprenditori, quindi a famiglie come quelle dei Barbaro o dei Papalia, quelle “alchimie finanziare” necessarie per rendere spendibili i capitali illecitamente accumulati- si legge sul Corriere della Calabria dello 31 luglio 2013. Nell’ottobre 2012, interrogato dal pm Lombardo, Amandini dice, “Ho conosciuto Paolo Martino (ndr.: boss ndranghetista) in Svizzera, a Lugano, nel 2000, in occasione di un incontro con Ambrosio di Italgrani per risolvere la sua grave situazione finanziaria: già avevo sentito il nome del Martino dai Papalia, ed anche in quella occasione mi venne detto che era espressione dei De Stefano; nel corso dell’incontro ascoltai alcuni discorsi che mi fecero capire che il Martino aveva intenzione di investire nella creazione di società finanziarie”. Amandini oggi sta parlando e sono in molti a tremare.

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