Mafia “à la française”

 

COMBO CHARLIE HEBDO PER SITO
CHARLIE HEBDO

La vignetta di Charlie Hebdo “Seisme à l’italienne” ha creato un bel putiferio sul web. Una vera e propria sollevazione popolare su internet che ha creato forti dissapori tra i due paesi. Non ho intenzione qui di entrare nella discussione della libertà di stampa o di domandarmi fin dove si può spingere la satira. Secondo me questa discussione è molto soggettiva. Quello che è interessante è però un’altra questione e in questo caso parlano i fatti. Certo – come dice il giornale satirico – la mafia ha fatto e fa le case d’Italia ma forse ci si dimentica, o meglio, non si conosce per nulla, che anche la Francia ha avuto e ha a che fare con le mafie. Non solo quelle di stampo italiano, che come in tutto il mondo hanno messo radici nel paese dei Lumi. Il banditismo francese o meglio conosciuto come “Milieu” è infatti attivo da anni. Il crimine organizzato in Francia ha le sue origini nel 1800, ma anche durante le due guerre era molto attivo. Per non parlare poi nella Guerra fredda dove alcuni ex combattenti furono utilizzati dai servizi segreti per combattere il pericolo del comunismo. Ci sono differenti gang a seconda delle città, le più conosciute sono il milieu marsigliese, il milieu parigino, il milieu corso, il milieu lionnese, ecc. Per lo più si arricchiscono con spaccio di droga, prostituzione, armi, ma anche il racket e il traffico illegale di migranti. I soldi vengono ripuliti tramite i classici canali del riciclaggio: settore delle costruzioni e ristorazione/alberghi.

La French Connection

Il banditismo francese è balzato agli onori della cronaca negli anni 1970 quando è stata svelata la French Connection. Già dalla fine del XIX° secolo una pletora di organizzazioni criminali francesi trasportavano eroina verso gli Stati Uniti, sostanza importata in Occidente dell’Asia, soprattutto dalla Turchia, dalla Siria e dall’Indocina. Per oltre 70 anni i traffici sono andati avanti, la morfina-base veniva trasformata in eroina in alcuni laboratori marsigliesi e nel sud del paese, per poi essere trasportata negli Usa o in Canada. Nel ’70 si calcola che il traffico della French Connection era dai 40 alle 45 tonnellate per anno, ossia l’80% della consumazione di eroina americana. Solo alla fine degli anni 60 quando il traffico aveva toccato il suo apogeo, il presidente Nixon decise di inviare agenti della DEA in Francia. Con le autorità francesi si cercò dunque di mettere la parola fine. Con l’intercettazione della nave Caprice des Temps a largo delle coste marsigliesi, dove vennero sequestrati 423 kg di eroina, si dice che la French Connection sia sgominata. Oggi però la Francia non vive sonni tranquilli. Negli anni 2010 il traffico di cannabis nella sola città di Marsiglia generava circa 130 milioni di euro.

Le bande corso-marsigliesi

Dai primi anni del 2000 infatti si assiste all’inizio di una nuova era per la mafia locale. E il traffico di cannabis esplode nei quartieri più svantaggiati di Marsiglia. I cosiddetti “caïds” (boss) sostituiscono i vecchi “padrini”. È poi Berrahma Farid, un ex “tenente” dello storico Boss Francis Belge morto nel 2000, che domina questo nuovo gruppo chiamato “il neo banditismo della città”. Nel 2006, Ange-Toussaint Federici (della Mafia corsa) invierà un commando per assassinare Farid Berrahma.  E qui che si apre una grande guerra tra clan. Sono questi giovani capi clan Corso-Marsigliesi che oggi tengono le fila della città.  Ed è proprio l’”Isola della bellezza” che prende il titolo di regione più criminogena d’Europa. In Corsica infatti si supera anche la Sicilia come regione dove, pro-capite, ci sono stati più crimini. In trent’anni, ben 371 persone sono state uccise, di queste undici funzionari statali (sindaci, prefetti , avvocati). Dall’inizio del 2016 invece sono già una decina i morti ammazzati nelle faide tra clan. Proprio dopo l’assassinio dell’avvocato corso Antoine Sollacaro nel 2012 che la Francia farà un passo importante nella lotta contro la criminalità organizzata. Il primo ministro Jean-Marc Ayrault adotterà diverse misure per ridurre la mafia in Corsica : con la creazione di una cellula interministeriale, e la nomina di 14 investigatori specializzati in criminalità organizzata.

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Grafica de: Le figaro

Anti-mafia à la française

In questo scenario, le operazioni della polizia per riconquistare la legalità in molte città del sud della Francia, non sono mancate. Il 17 giugno 2013, 1,4 milioni di euro provento del traffico di droga sono stati sequestrati a Castellane, città di 7 mila abitanti. Per settimane, i quartiere erano controllati da squadre della polizia in tenuta da guerra. Di alcune settimane fa inoltre un’operazione della polizia transalpina che ha smantellato due distinte reti di trafficanti di armi da guerra che operavano dalla Svizzera verso i narcotrafficanti di Montpellier e Marsiglia. In tutto 400 armi sono state intercettate. In manette sono finite 9 persone. In questo contesto però, nella Francia della lotta al jihadismo manca una legislazione anti-mafia. L’unico paese che si è dotato di norme per combattere la organizzazioni criminali è manco a dirlo l’Italia che in questo settore fa scuola in tutto il mondo. E la Francia conosce bene anche la mafia italiana, ma nulla può fare. Chiamata ” mafia imprenditrice ” gli italiani, sono concentrati nelle regioni di Nizza e Lione. Le loro aree di attività sono la “costruzione, l’immobiliare, l’abbigliamento, e i giochi d’azzardo elettronici”. Nella regione “des Alpes Maritimes”, due recenti inchieste hanno svelato le ramificazioni con vere e proprie Locali della ‘ndrangheta, ma anche la presenza della camorra napoletana è di casa. Le autorità giudiziarie sostengono che ” le due organizzazioni sembrano avere reti e connessioni efficaci in Francia e nel Principato di Monaco”. Non si dimentichi inoltre, che anche il boss Bernardo Provenzano nel 2003  fece un intervento facciale proprio in una clinica a Aubagne nel sud del Paese. La Francia è una terra di ripiego per le mafie internazionali vista la sua ricchezza e la sua assenza di leggi in materia, soprattutto per quanto riguarda la confisca di beni mafiosi. Nel solo 2010 sono stati 28 mila gli atti di criminalità, il 25% ad opera di stranieri, il restante 75% invece di cittadini francesi. Forse è vero dunque che i vignettisti italiani in risposta ai francesi potrebbero titolare: mafia à la fraçaise. E chissà che qualcuno si svegli.

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