“Camion bomba”

nizza

 

Il metodo non è nuovo. Una delle sue declinazioni è chiamata “Camion-bomba”, la strategia di solito è utilizzata dai terroristi islamici in Medioriente. Automezzi pesanti carichi di esplosivo che si fanno saltare per le strade. Un metodo utilizzato anche da Al Qaida sotto la guida di Al Zarqawi sino alla morte nel 2006. Dopo di che la rottura, voluta da Al Zawahiri poiché le stragi potevano coinvolgere anche persone islamiche. Una rottura importante per capire le divergenze che separano Al Qaida dall’Isis. Proprio lo Stato islamico ha fatto propria la metodologia sanguinaria non badando alle conseguenze sui fedeli mussulmani. L’ultimo caso di camion bomba è in Iraq lo scorso 3 luglio, a pochi giorni dall’attentato in Bangladesh. 213 i morti, di cui molti bambini. Il camion frigorifero era pieno di esplosivo, al posto del gelo il fuoco: al volante un kamikaze dell’Isis che si è fatto saltare in aria a Baghdad, nell’intervallo tra il digiuno del sabato e quello della domenica, quando in tempo di Ramadan le famiglie escono a fare la spesa, si ritrovano per consumare un pasto prima dell’alba. L’attentato è avvenuto nel quartiere di Karada, storico cuore commerciale della città. In mattinata i palazzi intorno al cratere lasciato dall’esplosione bruciavano ancora.
Il metodo di veicoli sulla folla è storicamente utilizzato da Hezbollah in Medio Oriente. Ma non solo con camion, perché i mezzi utilizzati in questo caso sono semplici auto. Era il 6 marzo 2015 quando a Gerusalemme est, un’auto impazzita si era lanciata sui passanti israeliani nel quartiere arabo di Sheik Jarrah. Cinque persone, tra cui quattro membri delle forze di sicurezza, sono rimasti feriti. Morte quattro giovani ragazze, guardie della polizia di frontiera, la quinta persona coinvolta è un ciclista 51enne. “Probabilmente abbiamo che fare con un attacco con auto seguito dal tentativo attaccare i passanti con un coltello nei pressi di una stazione di guardia di frontiera. Il terrorista palestinese ha guidato la sua auto, l’ha poi volontariamente diretta verso gli agenti e poi è fuoriuscito dall’abitacolo con un coltello per tentare di colpire i passanti”, aveva detto un portavoce della polizia israeliana. Era il 5 novembre 2014, quando un’altra auto impazzita, con alla guida un palestinese, si era lanciata sulla folla in attesa del tram sempre nel rione di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme. Anche il quel caso l’attentato era stato rivendicato con un comunicato dal Movimento di Resistenza Islamica Hamas. Un episodio molto simile era avvenuto due settimane prima, il 22 ottobre, quando un’automobile aveva ucciso una bimba di tre mesi e ferito 8 persone, nella zona di Shufat.
Dopo Hezbolla, Al Qaida e ora lo Stato islamico, il metodo suicida è stato importato in Europa. Un attentato con un veicolo come quello usato a Nizza era stato invocato dal portavoce dello Stato Islamico Abu Mohammad al-Adnani a settembre 2014 e nel numero due della rivista Inspire (di al Qaida nella Penisola Arabica – Aqap), scrive Site. Un metodo che con un minimo di mezzi ha un massimo di effetti: 84 le vittime di Nizza e centinaia i feriti. “Il metodo – spiega Alain Rodier,  direttore del Centre français de recherche sur le renseignement al quotidiano 20 minutes – è stato anche considerato nelle commissioni di inchiesta e negli audit di sicurezza per i grandi eventi, come ad esempio l’Euro 2016. Due operazioni di questo tipo erano state perpetrate a Nantes e Dijon nel dicembre 2014″.
Oggi piangiamo le nostre vittime. E ci ricordiamo per qualche giorno che il terrorismo esiste anche da noi. Per poi chiudere gli occhi fino a che non succederà il prossimo attentato. E quando li riapriremo saranno di nuovo attoniti e lacrimanti.

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