Le ombre di Alptransit

Rapidità nei lavori e minor prezzo, ma come è possibile? Intanto 3 persone saranno processate per la morte di un operaio nel 2010 nella Galleria del Ceneri.

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Ci siamo, tutto è pronto per l’inaugurazione della Nuova trasversale ferroviaria alpina. A giugno i Capi di Stato di gran parte dell’ Europa presenzieranno all’inaugurazione della Galleria del Gottardo, la più lunga al mondo. In questi giorni la società Alptransit ha giudicato nel complesso “molto positivo” sia l’andamento del progetto sia la situazione finanziaria. Per la terza volta consecutiva, nel 2015 i costi sono diminuiti rispetto alle previsioni. Inclusi rincaro, interessi e IVA, il costo complessivo dell’opera si attesta a 23 miliardi di franchi, 500 milioni in meno di quanto figurava a preventivo. E i tempi di consegna, nonostante ricorsi ed altri imprevisti sono stati rispettati. Anzi come vedremo per certe tratte (si pensi alla Galleria del Ceneri) i lavori si sono conclusi prima del previsto. Ma come è possibile?

Per spiegarlo ci siamo affidati a un’inchiesta giornalista effettuata dai colleghi Maria Roselli e Marco Tagliabue, andata in onda nella puntata di Falò del 22 ottobre 2015. Un documentario storico, da vedere almeno una volta per tutti coloro che passeranno da quel tunnel. La storia parte da lontano e per capirla vanno definiti gli attori in causa. Nel 2009 Alptransit SA, società che gestisce la costruzione della linea, conferisce la gara d’appalto per i lavori di scavo della Galleria di base del Ceneri al gruppo italo-svizzero Condotte Cossi che si aggiudica così il lotto al prezzo di 1 miliardo e 71 milioni. Quasi il 10% in meno degli altri gruppi. Condotte è un gigante dell’edilizia italiano, una multinazionale che opera in tutto il mondo. A inizio marzo ha vinto ad esempio una gara d’appalto in Iran per grandi progetti infrastrutturali nel settore trasporti e ferrovie pari a 4 miliardi di euro. Cossi invece è un’impresa valtellinese che da una quindicina d’anni ha preso sede anche in Ticino, aggiudicandosi diversi appalti. Nel 2008 – poco prima dell’appalto per la Galleria del Ceneri – Condotte ha acquisito il 75% di Cossi avendo di fatto il potere decisionale sull’impresa.

Nel 2010 i lavori hanno inizio. E dopo poco anche i primi problemi nel cantiere. Nel documentario, le interviste agli operai sono numerose. Dalle testimonianze si parla di vere e proprie anomalie in interi processi di costruzione del tunnel. Gli operai raccontano – con tanto di documenti e fotografie – di chiodi di fissaggio (che dovrebbero essere lunghi 6 metri) tagliati a metà e inseriti senza le giuste procedure. In certe parti le centine sarebbero state messe in malo modo o addirittura non fissate. Altre volte le reti di ferro per fissare il materiale alla montagna non sarebbero state bullonate.

Ma perché tali anomalie? A detta degli operai per velocizzare i lavori. Nella costruzione del tunnel infatti un passaggio è fondamentale. Il materiale di fissaggio viene ricoperto con il cosiddetto “spritz”, cemento liquido che serve da manto. Impossibile dunque accorgersi degli errori commessi. Tutto è coperto, nulla si vede più. Il risultato dunque all’apparenza è perfetto ma sotto la crosta spessa del cemento armato si nasconderebbero lacune e crepe. Il pericolo tuttavia a galleria finita non dovrebbe esserci, il rischio è quando lo scavo è in costruzione, soprattutto per chi ci lavora. E gli incidenti in Alptransit ci sono stati. In tutto le persone decedute sono una decina (anche se i numeri precisi sono difficili da trovare). L’ultimo nel ottobre 2015 a Sigirino quando morì un operaio italiano sessantenne.

Sui tempi celeri di lavoro, la società è chiara, alle critiche risponde sempre che la velocità di consegna e i costi minori sono il risultato del buon funzionamento del consorzio. Andare spediti nei lavori è una richiesta specifica di Alptransit. “Sulle dicerie non ci sono prove” commentano i vertici. E anche dalle verifiche tali irregolarità non sono state riscontrate.

Ci sono fatti però che provano che qualcosa non è andato per il verso giusto. Tra il dicembre 2012 e l’aprile 2013, su una tratta di 600 metri nella canna sud est della Galleria del Ceneri ci sono stati dei lavori di ripristino. Lì – come spiega il documentario – si erano formate delle crepe e la galleria stava cedendo sotto la pressione della montagna. Questo perché le centine erano messe in malo modo, a tal punto che i macchinari di scavo del tunnel non passavano più. Il rischio di un crollo improvviso era elevatissimo. Alla fine si è sistemato tutto, ma non è stato riconosciuto il dolo. Alptransit non aveva vigilato e dunque si è assunta tutti i costi di ripristino. La Condotte Cossi non ha sborsato nemmeno un centesimo. La canna del Ceneri invece è stata terminata un anno e tre mesi prima del previsto.

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Ma per le aziende quali sono i vantaggi di terminare prima del previsto i lavori? Per contratto – spiega il sindacato Unia ai colleghi di Falò – si possono avere dei premi bonus oppure, cosa più probabile, si possono evitare penalità. Risparmiare un’ora al giorno significa risparmiare trecento venti ore all’anno. Su tre anni ciò vuol dire mille ore, e in questo caso si può quantificare un guadagno nell’ordine dei milioni di franchi. Molto spesso però a perderci è la qualità e la sicurezza dei lavoratori.

Le ombre su Cossi e sulla precarietà della sicurezza emergono in altri casi. Ne é esempio la morte di un operaio travolto da una centina mal fissata in uno scavo in Liguria, la ditta ha dovuto risarcire in sede civile la famiglia. Per il proprietario Renato Cossi invece finisce in un non luogo a procede. Per l’azienda la vicenda si risolve con la prescrizione. Poco dopo le Ferrovie italiane stanche dei numerosi contenziosi si separano dalla ditta.

Le ombre su Condotte invece sono ben altre. Nel 2008 – in piena gara di appalto di Alptransit – in Italia le viene ritirato il certificato antimafia per alcuni mesi. Dopo qualche anno in Calabria cinque manager di Condotte sono arrestati con accuse gravissime: concorso esterno in associazione mafiosa. Altri reati derivano sia per il crollo di una galleria, sia per truffa aggravata e cattiva esecuzione dei lavori. Le irregolarità hanno portato alla caduta di un tunnel stradale in fase di lavorazione nella Salerno-Reggio Calabria. Lì si parla di un patto con la ‘ndrangheta. Secondo i magistrati la multinazionale aveva stipulato con i boss un subappalto per la fornitura di colate per 7 milioni e 400 mila euro. Si parla anche di un affare da 15 milioni di euro, che si spartiranno i clan di Africo e quelli di Bova Marina. I primi sospetti agli investigatori vengono quando scoprono che per stipulare l’accordo tra Condotte e la ditta Imc (all’epoca sotto sequestro) il direttore dei cantieri, non chiama l’amministratore giudiziario, ma direttamente un uomo delle ‘ndrine. Per il Gip è la prova che gli uomini della società sanno bene chi comanda, nonostante la misura di prevenzione del Tribunale. Molti degli operai di Sigirino lavoravano proprio lì, in Calabria. Condotte nella vicenda si è costituita parte civile e ha subito licenziato i manager coinvolti. Il processo è ancora in corso.

Condotte è anche citata in un altro scandalo di grandi opere: il Mose di Venezia. È infatti da poco iniziato il dibattimento per tangenti che ha coinvolto anche l’ex governatore del veneto Giancarlo Galan. Il magistrato Raffaele Cantone da sempre attivo nella lotta alle mafie in un’intervista al riguardo parla di “spese e consulenze strane”. “Mancano all’appello molti denari, e non soltanto quelli della corruzione. Soldi spesi per obiettivi che nulla avevano a che fare con il fine istituzionale del Consorzio, cioè la costruzione del Mose”.

Altre ombre però ci sono sull’impresa Salini Impresilo (la stessa della Stabio-Arcisate) che ha vinto l’appalto della Galleria del San Gottardo. Un’altra multinazionale italiana delle costruzioni data per favorita nel 2014 per l’appalto del ponte sullo Stretto di Messina, assieme tra le altre, proprio anche alla Condotte. Di pochi mesi fa la morte in un incidente di auto a Roma del figlio dell’amministratore delegato Pietro Salini. Pochi giorni dopo l’incidente, Claudio Salini avrebbe dovuto testimoniare nella prima udienza del processo contro tre casertani che aveva fatto arrestare, con la sua denuncia, alla fine dell’anno scorso per tentata estorsione. Personaggi considerati dagli investigatori dell’Arma vicini agli ambienti della camorra e che pretendevano un risarcimento di 1,8 milioni di euro perché Salini aveva tolto a uno di loro il sub appalto per lavori al polo museale di Bergamo e al nuovo centro affari di Arezzo. Il terzetto aveva anche organizzato un sequestro lampo del costruttore. Si ipotizzava un sabotaggio della sua Porsche. Gli inquirenti hanno poi escluso l’ipotesi.

La società Alptransit ha sempre garantito che nonostante queste notizie, le gare di appalto sono state in tutto e per tutto regolari. Inoltre i controlli puntigliosi e a sorpresa non hanno dato nessun esito negativo. Anche le ultime notizie fornite dalla società in questi giorni sono positive. Le uniche pecche segnalate nel rapporto sono localizzate soltanto in alcuni impianti dove sono state riscontrate carenze di natura funzionale: radiocomunicazione, sistemi di raffreddamento, messaggi di errore, gestione parallela delle tratte della linea di contatto. Si sono inoltre verificati ritardi a nord e a sud del tunnel di base del San Gottardo a causa dell’adeguamento al sistema di controllo dei treni senza segnaletica esterna. Nel frattempo – specifica Alptransit – sono stati apportati “sostanziali miglioramenti” sia ai veicoli sia alle infrastrutture. “Entro la fine del 2016”, afferma la Delegazione, “le difficoltà di avvio saranno ampiamente superate”.

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Proprio in questi giorni però un’altra notizia nefasta si è abbattuta sul cantiere più grande d’Europa. Tre persone sono state infatti rinviate a giudizio perché ritenute coinvolte, “per aver agito con imprevidenza colpevole”, nella morte di un operaio sul cantiere AlpTransit di Sigirino, nel settembre del 2010. Secondo quanto reso noto dal procuratore generale John Noseda a capo dell’inchiesta, gli imputati sono accusati di omicidio colposo, subordinatamente per violazione colposa delle regole dell’arte edilizia. L’infortunio fatale è avvenuto nella notte di sei anni fa durante i lavori di perforazione della galleria di base. Una lastra di roccia si staccò colpendo e schiacciando un 54enne di origine calabrese.

Su questa vicenda John Noseda parlando al Blick nel gennaio 2015 disse: “Quando gli inquirenti arrivarono in loco, il luogo dell’incidente era stato completamente stravolto, con l’aggiunta di misure di sicurezza in precedenza non presenti. Ma nessuno dei trenta operai – spiega Noseda – ha voluto parlare, perché avevano paura per il loro lavoro e la loro famiglia. Questa è omertà riconducibile alla mafia. I lavoratori vengono portati in Ticino, sfruttati e minacciati”, conclude duramente Noseda. A breve dunque il processo. E la sentenza potrebbe riscrivere la storia di Alptransit.

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