Dopo Dilma? Chi è Michel Temer vicepresidente brasiliano che potrebbe prendere il suo posto

 

michel

Michel Miguel Elias Temer Lulia, questo il nome completo del vice presidente brasiliano che potrebbe prendere ad interim la carica di Dilma Rousseff, se la presidente dovesse essere destituita. Facendo un semplice giro su Wikipedia ( per la cronaca ho guardato anche alcuni siti brasiliani) si può capire chi è Temer. Non certo uno sconosciuto nelle aule di giustizia del paese verde oro.
Nell’inchiesta “Operaçao Castelo de Areja” (Castello di Sabbia) sulla corruzione all’interno dell’Impresa di costruzioni Camargo Correa, il suo nome è citato 21 volte nella lista desunta dalla contabilità parallela dell’impresa. A questo riguardo Temer negò sempre e con molta veemenza qualsiasi coinvolgimento. Un ricorso sul processo è ancora pendente presso la Corte Suprema.

Nell’inchiesta “Caixa de Pandora” (Vaso di Pandora) sul cosiddetto “Mensalão do DEM no Distrito Federal”, una presunta tangente fissa mensile destinata ad alcuni deputati presso il Parlamento di Brasilia, Temer è indicato essere uno dei possibili beneficiari. A questo proposito M. Temer disse: “Accuse vili ed infamanti furono scagliate contro il mio nome, il più grande patrimonio che ho creato con il lavoro ed accanimento durante i decenni”.  Temer  è il più giovane tra otto fratelli di una famiglia di maroniti emigrata da Betabura, nel Distretto di Koura, nel nord del Libano, nel 1925. È attualmente sposato con Marcela Tedeschi Araujo, di 42 anni più giovane, dalla quale ha avuto il figlio Michel. Temer è anche un membro della massoneria,  molto attivo e autorevole.

Intanto la Camera dei deputati brasiliana ha approvato, al termine di una sessione durata tre giorni, la messa in stato di accusa della presidente Dilma Rousseff il cui mandato scadrebbe solo nel 2018. I deputati del fronte di opposizione hanno raggiunto e superato il quorum dei due terzi dei 513 eletti, 342 voti. Ne hanno racimolati 367, 25 in più del necessario. Il procedimento passa ora al Senato che dovrà esprimersi sul futuro della presidente.

Brazilians Hold Rallies For And Against Impeachment Of President On Day Of Crucial Vote
Una manifestazione contro Rousseff a Rio de Janeiro (Mario Tama/Getty Images)

Il Governo ha ammesso la sconfitta. “Le possibilità di invertire il trend sono pari a zero, ma daremo battaglia al Senato”, ha annunciato il capogruppo alla Camera del Partito dei lavoratori. Al momento del raggiungimento del quorum è esplosa la gioia tra i deputati di opposizione e tra i militanti davanti alla Camera. Grande festa anche nelle strade di numerose città, dove erano stati allestiti maxi schermi. Si tratta di un voto storico dal forte valore politico e simbolico, ma non ancora definitivo. L’iter è infatti ancora lungo: il procedimento deve ora passare al vaglio del Senato. In caso positivo, l’impeachment sarà votato dall’aula. La presidente avrà poi fino a 180 giorni di tempo per difendersi davanti ai giudici della Corte costituzionale. E, infine, il Senato dovrà votare una seconda volta, dopo aver ascoltato la difesa della presidente. La Rousseff era stata giudicata colpevole di aver truccato i bilanci dello stato da una commissione lo scorso ottobre. Negli ultimi mesi il suo governo è stato ulteriormente indebolito dallo scandalo Petrobras, che ha investito l’ex presidente brasiliano Lula. Ma anche André Esteves, l’ex presidente della BTG Pactual, che aveva comprato la BSI nel settembre 2015.

Il ministero pubblico della Confederazione ha avviato nelle scorse settimane accertamenti su denaro transitato da due banche luganesi, riconducibile appunto alla corruzione emersa in seno al colosso petrolifero parastatale. Nessuna conferma però giunge dalle autorità. In tutto sono 60 i procedimenti avviati a livello nazionale per sospetto riciclaggio aggravato di denaro e corruzione di pubblici ufficiali stranieri. Accertamenti sono stati effettuati su un migliaio di conti di 40 istituti. Proprio su questi conti la procura ha sequestrato in tutto dal 2014 oltre 800 milioni di dollari.

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