Mille franchi. La banconota della discordia

La moneta più “preziosa” al mondo non si tocca secondo la BNS. L’Europa invece vuole eliminare il taglio da 500 euro, la cosiddetta banconota dei narcos. “Sono altri i metodi per combattere il riciclaggio” commenta la ex magistrata Ferrara Micocci.

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Jacob Burckhardt continuerà a guardarci. Sì perché lo studioso e storico elvetico che compare sulle banconote da mille franchi non ha i giorni contanti. La Banca nazionale svizzera non intende rinunciarvi, nonostante le discussioni in atto nell’Unione europea per il ritiro dei 500 euro. Per la Banca centrale europea e il presidente Mario Draghi la sua abolizione renderebbe più difficile per terroristi e criminali spostare soldi in contanti.

Il 1000 franchi elvetico vale quasi il doppio del 500 euro e dieci volte il 100 dollari, la banconota più “pesante” americana. A livello mondiale esiste solo un altro biglietto più prezioso, il 10’000 dollari di Singapore, che ha un valore di 7000 franchi. Questo è usato però principalmente nelle transazioni fra banche e nella vita normale – contrariamente alla banconota elvetica – non ha alcun ruolo. Inoltre dal 2014 non viene più emesso. Nonostante ciò la BNS non si scompone e spiega che “il valore di una banconota non ha alcun impatto sugli sforzi per combattere il crimine”. Per ora dunque non si tocca il 1000 franchi.

Sulla scelta della BNS si è espresso anche lo scrittore italiano Roberto Saviano sulla sua pagina Facebook. “Chiunque studi le organizzazioni criminali sa che le banconote di grosso taglio possono essere spostate con facilità, depositate in banca e riciclate. La risposta dell’Istituto di emissione elvetico è stata: “Il taglio di una banconota non è un elemento determinante nella lotta a criminali e terroristi. Eppure i soldi che il Cartello di Sinaloa versava nella filiale messicana di HSBC erano contanti”. Anche secondo il magistrato Nicola Gratteri nell’economia della ‘ndrangheta e dei narcos: grazie al suo taglio, il taglio da 500 è il preferito per gli scambi di denaro tra criminali perché è estremamente facile portarla con sé.

Ma oggi i metodi possono essere anche altri per riciclare denaro di dubbia provenienza. Ad esempio passare dalle economie emergenti o dai paradisi fiscali come Panama o Seychelles, senza per forza possedere contante. “Secondo me la BNS ha ragione” – commenta la ex Procuratrice pubblica Natalia Ferrara Micocci. “Trovo invece più sensata la nuova norma antiriciclaggio introdotta il 1 gennaio 2016 che prevede per i commercianti professionisti – come ad esempio il gioielliere – l’obbligo di verifica per importi superiori ai 100 mila franchi”.

Una scelta del Parlamento elvetico, questa, spinta dalle pressioni del GAFI “il Gruppo d’azione finanziaria” che già nel 2012 aveva raccomandato ai paesi membri dell’OCSE – dunque anche alla Svizzera – di inasprire le norme contro il riciclaggio di denaro. Altre dunque le misure che possono combattere il riciclaggio. E in Svizzera si può fare certamente di più, ma va detto che, anche se in ritardo, qualcosa si sta muovendo. Ad esempio grazie all’inclusione nelle PEP – ossia quelle persone con cui gli intermediari finanziari devono essere sempre vigili a causa dei rischi di corruzione –  di altri attori sensibili. Dittatori, trafficanti, organizzazioni criminali sotto i riflettori. Ma oltre a questi, sono sottoposti ai controlli anche deputati e senatori elvetici, così come i dirigenti delle federazioni sportive che operano a livello mondiale. Per Sepp Blatter e compagnia c’è poco da sorridere. Il GAFI tornerà a riunirsi e a fornire le sue indicazioni sulla lotta ai fenomeni di criminalità finanziaria nella primavera 2016. Si attendono dunque altre misure. Ma per ora è certo che i mille franchi non si toccano. Lo sguardo di Burckhardt ci veglierà ancora in futuro e forse anche lui ci aiuterà a stare vigili sui traffici di denaro illeciti.

 

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