Il Muro è ancora lì

BerlinBN.Quando andai per la prima volta a Berlino era il ventesimo dalla caduta del Muro. Oggi 5 anni dopo mi ritrovo là davanti, a guardarlo, a osservarlo, con la stessa voglia di capire. Un sentimento di incomprensione frammista a incredulità. Difficile immergersi, per noi ragazzi classe 1980, in quel mondo, così diverso, ma che allo stesso tempo ci ha visto nascere. Noi svizzeri, italiani, francesi, inglesi, spagnoli, europei e americani proveniamo in fin dei conti tutti da quel momento. Quando i due blocchi si sono fusi. Quando la guerra fredda ha smesso di dividere. Quando l’era che conosciamo è cominciata.

Quasi 2 milioni di persone provenienti da tutto il mondo si sono riversati nelle strade in questi giorni di commemorazione. Tutti con un senso profondo della memoria stampato sul volto indipendentemente dall’etnia e dall’età. Quello che più mi ha colpito è la compostezza – in classico stampo tedesco – che però era di ognuno. Si camminava in vie affollate, colme di gente, ma più di tutto regnava il silenzio. Malinconico, introspettivo, teso a proiettarsi nel tempo che fu. Eravamo soli, davanti al passato.

Alla East Side Gallery, dove resta quel poco di Muro intatto, 5 maxi-schermi diffondevano interviste, programmi e scatti per commemorare la caduta. Un documentario ha colpito i presenti. Una musica lenta cadenzava le immagini sbiadite del ventennio che ha separato la città e la Germania. Il migliaio di persone è caduto in un mutismo ovattato. Con le lacrime agli occhi ci si guardava, tutti in contemplazione di istantanee che descrivevano i due blocchi. Da una parte le auto che sfrecciavano indisturbate verso il proprio lavoro, gente che faceva la spesa, bimbi che giocavano. Dall’altra il nulla. Nessuno era presente per strada. Tutto era fermo, congelato magari prima del 1961. Difficile immaginarsi come poteva essere allora la vita al di là e al di qua della cortina.

La festa prosegue. Sempre composta. E come detto più che una celebrazione della caduta del muro è una commemorazione degli oltre 28 anni che il muro ha diviso. Il ricordo è vivido, ma si è andati avanti. Con consapevolezza. Un segno indelebile che traccia la vita comune di ventenni come di ottantenni. La città oggi respira un’aria nuova. È aperta, sempre all’avanguardia, giovane. Forse proprio perché in una città separata per così tanto tempo, che ha completamente sradicato le barriere, i limiti mentali sono bazzecole. Si superano più facilmente.

Tra questi pensieri molte le frasi per ricordare, ma più di tutte una mi colpisce. “Il Muro esisterà ancora fra cinquanta e anche fra cento anni, fino a quando le ragioni della sua esistenza non saranno venute meno”, diceva il politico tedesco Erich Honecker. E gli ottomila palloncini installati oggi lungo i 15 chilometri dove fu eretto, stanno a ricordarci che il Muro, forse, non è mai caduto. Il Muro è ancora presente, è lì. Vive in noi.

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