Quel vento gelido che ci soffia addosso

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“La gestione del Centro migranti di Isola Capo Rizzuto, ha mostrato uno spaccato raccapricciante, sul piano umano dispiace aver visto filmati e ascoltato intercettazioni dove si spiega come su mille rifugiati potevano mangiare cinquecento o quattrocento-cinquanta. Il cibo non bastava per tutti e spesso era un cibo che si da ai maiali”. Queste sono le parole scioccanti del Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri, da anni in prima linea nella lotta alle organizzazioni criminali. Oggi nell’operazione Jonny sono state arrestate in Calabria 68 persone legate alla cosca Arena che gestivano il Centro Cara di Sant’Anna, e i soldi oltre ad ingrassare il clan venivano riciclati anche in Svizzera. È così che i milioni di euro guadagnati lucrando sulla miseria, servivano a comprare teatri, cinema, macchine di lusso e barche. E parte di essi circola su suolo elvetico. Tra i fermati c’è infatti anche il prete Edoardo Scordio. È lui il ponte con il Ticino. Suo fratello è un parrucchiere di Lugano.

Secondo quanto si legge nel provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), citato dall’Agenzia telegrafica svizzera, il parroco avrebbe avuto «la capacità di riciclare il danaro in Svizzera per il tramite di un fratello ivi dimorante». Uno dei collaboratori di giustizia ha sostenuto di aver saputo che «della confraternita della Misericordia di Isola sono “usciti” molti capitali per contanti che sono stati consegnati al fratello del prete, che a sua volta li ha depositati in conti svizzeri».

Oltre a ciò, il sacerdote sarebbe riuscito a ottenere da esponenti delle forze dell’ordine notizie sulle indagini in corso. Nelle intercettazioni avvenute in una “barberia” emerge come don Scordio «non solo ha ricevuto da parte di sicuri ‘infedeli’ operatori di polizia giudiziaria l’informazione che il locale era monitorato ma ha addirittura preteso, da parte di qualche carabiniere, l’ostensione delle registrazioni per catechizzare i dipendenti e/o i collaboratori della Misericordia che sparlavano di lui».

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Il business, ha detto il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto, ha permesso di distrarre 32 milioni di euro sui 100 erogati dallo Stato derivanti da fondi UE dal 2006 al 2015 per la gestione della struttura. Proprio Don Scordio, indicato come gestore occulto della Misericordia, sarebbe stato l’organizzatore del sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all’emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacità criminali del clan con imprenditori contigui.

Sentito da tio.ch il fratello del parrocco nega i fatti.  «È vero, mio fratello veniva a trovarmi a Lugano in occasione dei suoi viaggi nel nord Italia: l’ultima volta, due anni fa. Ma non mi ha mai consegnato dei soldi, come sostengono i giornali» afferma il 69enne. “Voci di paese” – spiega l’uomo – che non arrestano l’indignazione, una nuova indignazione che ci tocca da vicino e non può lasciare silenti.

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Cara Sant’Anna – Isola Capo Rizzuto

I reati contestati ai 68 fermati e ai 16 indagati non si limitano al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Il provvedimento di fermo conta almeno 150 pagine di capi di imputazione. Ci sono molteplici altri aspetti riguardo all’indagine “Jonny”: dalle estorsioni all’aspetto dei giochi on line, tramite una società maltese che riesce a gestire i giochi on line per milioni di euro. Il primo marzo scorso venne sequestrato il parco eolico più grande d’Europa, “Wind farm” di Isola di Capo Rizzuto considerato fra i più importanti del continente per estensione e potenza erogata ed era nelle solide mani degli Arena. In tutto i beni sequestrati valgono 350 milioni di euro. “La cosca Arena è tra le più agguerrite, una famiglia che in modo costante ha dominato il respiro sociale ed economico del territorio”, aveva detto Nicola Gratteri al Fatto Quotidiano.

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Funzionario del Comune di Isola Capo Rizzuto, Pasquale Arena è ritenuto il gestore occulto degli affari della cosca, l’uomo che curava gli interessi economici della famiglia e che era riuscito, attraverso una fitta rete di società tedesche, svizzere e della Repubblica di San Marino, a far entrare la famiglia mafiosa nel business delle energie rinnovabili. Le società estere, infatti, detenevano formalmente le quote sociali di altre tre società con sede a Crotone e Isola. Un sistema di scatole cinesi che ha consentito di ottenere le autorizzazioni da parte degli enti locali e di realizzare e avviare, per conto della cosca, il parco eolico. L’operazione è chiamata “l’Isola del Vento”, un vento freddo che soffia su tutti noi.

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