Chi sono gli hooligan russi?

Stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia. Da oltre vent’anni non si vedevano scontri così a una competizione calcistica. Dietro ai tifosi russi però si celano gruppi ben organizzati, con logiche paramilitari. E la polizia francese, troppo impegnata sul fronte terrorismo, arriva in ritardo.

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Non sono semplici tifosi, sono gruppi ultras, la squadra, la patria: è la loro religione. I colori della bandiera sono da difendere ad ogni costo. Ci sono regole, rigore, dedizione: è questa la grammatica del tifoso.

Quello che sta accadendo in Francia è una vera e propria guerriglia tra fazioni. Gli inglesi, coloro che hanno inventato gli hooligan, ormai vivono del retaggio del passato. Si ritrovano ebbri e molto spesso disorganizzati. Per lo più si tratta dei tifosi che hanno fatto la storia negli anni ’80-’90. Mancano le nuove generazioni dopo la lotta al tifo violento lanciata in Gran Bretagna oltre trent’anni fa. I russi e in generale i gruppi dei paesi dell’Est, invece, sono gruppi organizzatissimi, con una logica paramilitare. Per la maggior parte vicini all’estrema destra, ex militari, abituati alla guerra. I più temuti sono quelli del CSKA Mosca, chiamati Yaroslavka, ci sono anche gli Union, i Gladiators e gli Shkola dello Spartak Mosca. Feroci sono anche i più recenti Music Hall dello Zenit San Pietroburgo o i Veselye Rebyata (gli Allegri Ragazzi) nati nel 2011 sempre a San Pietroburgo. Ci sono inoltre i gruppi polacchi, anche loro molto numerosi e violenti in questo Europeo. Sono chiamati “Chuligan” e riprendono il logo hooligan sulle loro magliette. Che i tifosi russi siano addestrati per gli scontri di Marsiglia, lo si capisce anche dalle parole del procuratore Brice Robin che si sta occupando delle indagini sulle violenze che sono scoppiate l’11 giugno prima della partita Inghilterra-Russia. Il gruppo di violenti sarebbe stato formato da almeno 150 persone “preparate per azioni ultrarapide e ultraviolente”, capaci di non farsi arrestare. Negli scontri sono state ferite 35 persone, dieci sono state rinviate a giudizio per le violenze, ma tra loro nessun russo. Due russi sono stati arrestati per invasione di campo.

Per entrare a far parte del tifo organizzato i nuovi adepti – secondo alcuni anche se non si hanno conferme – devono superare delle prove violente. Il Sun lo ha definito l'”X factor” degli hooligan. Molti i video che ritraggono dei veri e propri “lotte tra squadre”, a suon di pugni e calci, a cui si sono sottoposti alcuni giovani per dimostrare il loro valore e guadagnarsi gli Europei. Una selezione organizzata e metodica, sotto gli occhi dei capi. Due “squadre” si scontrano in un bosco: chi passa la prima “scrematura” deve sottoporsi a un violento pestaggio da parte dei capi ultras. Non è dunque il caso, tutto nasce da azioni pianificate, esercitate, fino nel più piccolo dettaglio. Farsi un giro nei forum di tifosi è come andare sul campo. Si capiscono i meccanismi degli scontri. Un blogger molto esperto di tifo spiega che: “i russi con piccoli gruppi veloci, arrivano, caricano in mezzo a una massa che gran parte neanche capisce bene che sta succedendo, si picchiano con pochi. Poi si ritirano quando la massa inglese comincia a reagire e lasciano il campo alla polizia, che tanto punta il bersaglio grosso. Nel corpo a corpo fai fatica a stargli dietro, solo i “migliori” riescono”.

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Ci sono infatti tecniche come il Free-Fight, lo scontro libero che si fa con pugni e calci. Una tecnica nata 25 anni fa proprio in Gran Bretagna. In Svizzera i primi a importarla sono stati a fine anni ’90 i gruppi basilesi. Ma ci sono anche altre tecniche di arti marziali tipiche dei paesi dell’est come il “Systema” o “l’Ustawka”. Il primo è un sistema di combattimento derivato dalle scuole autoctone di arti marziali russe e cosacche. Si pratica a mani nude o con fruste, ma anche con armi da taglio, fino alle armi da fuoco utilizzate per la difesa, sia in guerra o in ambiente di caccia. Il secondo, l’Ustawka, invece è uno scontro fisico tra gruppi di persone che si svolge in un particolare momento e in un luogo concordato. Non è un caso che i primi scontri sono avvenuti al porto di Marsiglia, zona dove la polizia è poco presente. “In generale secondo me, che piace o non piace, in questi giorni vediamo il cambiamento nel “modello” più forte in Europa: perde quello inglese – anche un poco italiano – e vince quello dell’est che secondo me dominerà i prossimi venti anni”, sostiene il blogger. Vasselli, nome del capo curva degli ultras dei Gladiors i tifosi più cruenti dello Spartak, alcuni anni fa aveva dichiarato che i “supporter inglesi non sono altro che dei ciccioni pieni di birra. Non fanno più paura a nessuno, le autorità hanno tarpato le ali ai più violenti” – spiega Vesselli nel documentario di Discovery Channel sugli Ultras nell’ex Unione Sovietica. Infatti molti sono concordi nel dire che i russi in Francia sono giunti per far capire chi è il migliore al mondo. Sono loro i superiori ai tanto osannati e storici hooligan inglesi.

Ed è in difesa della patria che l’altro giorno il politico di estrema destra Igor Lebedev, membro del comitato esecutivo della FA sovietica, deputato, vice presidente del parlamento russo, ha difeso sollevando polemiche i tifosi russi. “I ragazzi hanno difeso l’onore del paese e non hanno permesso ai britannici di infangare la nostra patria”. Invece da parte sua il ministro degli esteri russo Lavrov ha deplorato le violenze dei tifosi, ma ha detto che “allo stesso tempo, non si può non sottolineare che azioni provocatorie di tifosi provenienti da altri paesi siano state ignorate”. Ed ora, in ritardo, arrivano le prime espulsioni e le prime reazioni delle autorità transalpine. La polizia troppo impegnata alla lotta al terrorismo di questi tempi ha dato poca importanza al pericolo del tifo violento. Nella notte sono stati effettuati controlli su diversi tifosi russi stamane all’uscita del loro hotel a Mandelieu la Napoule e alcuni di loro saranno espulsi dalla Francia perché si ritiene che costituiscano un pericolo per l’ordine pubblico. I 29 tifosi russi erano in procinto di recarsi a Lille, dove si gioca Russia-Slovacchia. Una cinquantina gli uomini della gendarmeria che hanno compiuto l’imponente operazione. In tutto sono già 323 i tifosi violenti fermati dalla polizia francese a partire dal 10 giugno, data d’inizio dei Campionati. Lo ha reso noto il ministero dell’interno francese, sottolineando che i fermi sono stati confermati per 196 persone (responsabili a vario titolo di violenze, furti o danneggiamenti), mentre altre 8 sono state condannate a pene detentive e 24 hanno ricevuto un ordine d’espulsione. Intanto un bus di tifosi russi è stato fermato alla frontiera l’altro giorno. E molti gruppi di squadre russe, i più temibili, dovrebbero ancora arrivare in Francia. Gli scontri dunque non sembrano arrestarsi. Fuori dagli stati si sta giocando un altro e ben diverso Europeo. Già George Orwell diceva che lo sport serio non ha nulla a che fare con il fair play. Esso è legato all’odio, alla gelosia, alla vanagloria, al disprezzo di tutte le regole. È sadico piacere nel testimoniare l’aggressività. In altre parole, è guerra ma senza sparatorie. Ma la violenza sì, e tanta.

 

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